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IL diritto di vivere

Il diritto di vivere, non solo di sopravvivere


In Italia c’è un problema che non possiamo più ignorare: il carovita sta soffocando le famiglie, i lavoratori e i pensionati. Non è una sensazione, non è un’opinione. È un dato di fatto che si misura ogni giorno al supermercato, in farmacia, alla cassa della luce e del gas.

A Catania lo vediamo bene. Vediamo anziani che rinunciano a un farmaco per arrivare a fine mese. Vediamo giovani coppie che rimandano un figlio perché non sanno come mantenerlo. Vediamo lavoratori che, pur avendo un impiego, non riescono più a permettersi una spesa completa. E vediamo mamme e papà che fanno i conti prima di mettere nel carrello la frutta, la carne, il latte.

Fare la spesa non può essere un lusso. Vivere dignitosamente è un diritto, non un privilegio.
Il problema è che i sacrifici ricadono sempre sugli stessi: su chi ha uno stipendio fermo da anni, su chi prende una pensione che non basta più, su chi cerca lavoro e non lo trova. È una ingiustizia che si ripete, ed è una ingiustizia che stanca.
Ma c’è una cosa che possiamo fare, ed è la più importante: trasformare il disagio in una voce collettiva. Perché quando il dolore resta individuale, resta silenzioso. Quando diventa collettivo, diventa forza. Diventa democrazia.
Anche a Catania dobbiamo farci sentire. Dobbiamo organizzarci, parlare, chiedere risposte concrete: salari più giusti, pensioni adeguate al costo della vita, sostegni reali per le famiglie, prezzi controllati sui beni essenziali. Non possiamo accettare che la politica guardi altrove mentre le persone non arrivano a fine mese.
Oggi lanciamo un messaggio chiaro: non siamo numeri, siamo persone. Non siamo soli, siamo una comunità. E insieme possiamo pretendere ciò che ci spetta: dignità, lavoro, casa, cibo, salute.
Vi invito a non restare in silenzio. A parlarne con i vicini, a partecipare, a unirvi. Perché la voce di uno è un sussurro, ma la voce di tanti è un tuono che nessuno può ignorare.
Vivere dignitosamente è un diritto.


Questa parola ha un’origine antichissima e una storia ancora più straordinaria!
Gli antichi greci avevano una parolina curiosa: «idiotes» (da cui deriva appunto la parola idiota). L’idiotes nel mondo greco stava a indicare l’uomo privato, l’uomo che pensa soltanto al suo orticello. Non gli importa nulla di guardare oltre il palmo del proprio naso, teme ciò che non conosce, disprezza ciò che non gli è famigliare.
Ma che c’entra con la stupidità?
Un giorno Socrate fu avvicinato da un  uomo che gli disse: «devo dirti una cosa importante.»
«Un momento», lo interruppe Socrate, «Prima vorrei farti tre domande. Dove lo hai sentito?»
«L’ho sentito in giro. Lo dicono tutti».
«Va bene. Sei certo di ciò che affermi?»
«Ne sono assolutamente certo!»
«Ti faccio un’ultima domanda allora, se ti portassi dalla persona che potrebbe smentire il tuo racconto, saresti disposto ad ascoltare?»
«Perché dovrei farlo!» gli rispose l’uomo sempre più seccato. «Sarebbe una perdita di tempo!»
Socrate allora si rivolse al suo discepolo: «Vedi, quest’uomo vuole riferirmi una cosa che è sulla bocca di tutti, una cosa di cui è assolutamente certo e non è disposto ad ascoltare nessuno che possa metterla in discussione. Ecco, quest’uomo è un idiota!»
Dopo quasi due millenni la situazione è la stessa: l’hanno detto in tv, lo dicono tutti è una delle frasi che capita di sentire  spesso! Assieme a «ne sono certo!»
Pochi pensano, domandano, ipotizzano; tutti invece sanno e affermano.
La nostra è la società delle certezze assolute, una società che ha fatto dell’idiozia un’arte e dell’arroganza uno stile di vita.
Ci sono persone che sono dei muri. Letteralmente. È inutile parlare, argomentare, tentare di spiegare: loro hanno ragione e tu hai sempre torto. Ma sapete una cosa? Quando sto per perdere la pazienza, ripenso alle parole di Socrate: Non sa nulla, pensa di sapere tutto ed è convinto di avere ragione: ecco, quest’uomo è un idiota!

Perché al ristorante si paga il coperto?

Il coperto è una quota economica introdotta nelle osterie del Medioevo. È un costo che si pagava per usufruire di un posto al ristorante o nell’osteria (al coperto, appunto), per l’uso di tavoli, tovaglie e posate per chi portava il cibo da casa.

In origine i proprietari di questi locali permettevano l’accesso agli avventori più poveri, che consumavano il cibo portato da casa, servendosi dei tavoli, delle sedie e delle posate messe a disposizione del locale. Il coperto era il costo per l’uso di queste attrezzature. Se, invece, si consumavano cibi preparati dal locandiere, il coperto era già incluso nel conto finale. Quindi il coperto rappresentava esclusivamente il costo per l’uso di tovaglie, tovaglioli, piatti e posate. Un costo introdotto nelle locande del Medioevo contro gli avventori che sostavano nei locali per trovare riparo dal freddo, da qui il nome “coperto”.

Oggi all’interno del coperto viene calcolato in modo forfettario un costo che comprende comunemente il servizio del pane e della mise en place: uso di posate, piatti, bicchieri, tovaglie e tovaglioli, con costi diversi a seconda se siano di stoffa o usa e getta.
L’usanza si è mutata nel tempo, oggi non è più possibile portare cibo al ristorante.
Pertanto, pagare il coperto è un’usanza italiana, che lascia indispettiti i turisti e anche noi italiani.
Perché si deve continuare a pagare il coperto al ristorante?
Spesso succede che il conto di una piacevole cena romantica o una pizza con gli amici venga appesantito dalla voce “pane e coperto”.

Il coperto ai giorni nostri può essere richiesto dal ristoratore?
Come disposto dall’art. 18 del Regio Decreto n. 635/1940 si, a patto che il proprietario del locale segnali il costo del coperto nel listino prezzi (menu).

Non esiste una legge che ne regoli il costo a livello nazionale, ma la regolamentazione rimane a livello locale.
Quando si può evitare di pagare il coperto?
Il coperto, come appena scritto, deve sempre apparire ben visibile nel menù, in caso contrario il ristoratore non può pretendere che sia pagato e il consumatore può contestare l’aggiunta del coperto sul conto finale.
Quanto si paga per il coperto al ristorante si paga in media tra 1.5 e 3 euro a persona.
Ma per fortuna alcuni ristoratori nella gestione del locale, ai giorni d’oggi, non aggiungono il coperto sul conto finale, perché nel prezzo del menù è compreso il costo del servizio e dell’esperienza nel suo complesso (Food Cost).
Con la crisi energetica e climatica le materie prime alimentari hanno subito nell’ultimo anno un grave incremento. Se si desidera offrire un servizio di qualità superiore, si può evitare di aggiungere nel conto finale il pagamento del coperto e far felice l’ospite che sicuramente ritornerà, insieme ad altri, è farà un’ottima pubblicità del locale.