Oggi vorrei condividere con voi una riflessione che nasce da un pensiero che ho letto di recente e che mi ha colpito profondamente. Dice così: “Stiamo vivendo in un’epoca in cui le persone con buonsenso, colte e ben educate devono parlare di meno per non offendere gli ignoranti e gli incivili, che inoltre, anziché essere umili, sono superbi, aggressivi e irrispettosi.”
Questa frase fotografa una realtà che, purtroppo, vedo accadere sempre più spesso nella nostra società.
Viviamo in un tempo in cui sembra che la civiltà sia diventata un difetto. Le persone che hanno buonsenso, che studiano, che si informano e che si comportano con educazione, spesso si trovano costrette a fare un passo indietro. Perché? Per non urtare la sensibilità di chi non ha gli stessi strumenti culturali, ma soprattutto di chi non ha rispetto.
È un paradosso doloroso: chi dovrebbe guidare il dibattito pubblico, chi potrebbe offrire soluzioni ponderate, si ritira nel silenzio. Dall’altra parte, invece, troviamo l’ignoranza che urla. L’inciviltà non conosce l’umiltà; al contrario, si veste di superbia. L’aggressività diventa quasi una forma di potere, uno strumento per zittire gli altri. E così, chi è educato si ammutolisce, mentre chi è irrispettoso occupa tutta la scena.
Personalmente, mi sono ritrovato molte volte in questa dinamica. Quante volte ho preferito tacere, evitando di esprimere la mia opinione per paura di scatenare una reazione spropositata? Quante volte ho visto persone colte e gentili essere derise proprio per la loro gentilezza? Questo mi fa riflettere su quanto stiamo perdendo come comunità.
Tuttavia, credo che la soluzione non sia arrendersi. Il testo suggerisce che i colti e i ben educati “devono parlare di meno”. Ma io mi chiedo: è davvero questa la strada? Forse, il punto non è parlare di meno, ma parlare meglio.
Non dobbiamo confondere l’umiltà con il silenzio passivo. La vera umiltà è saper ascoltare, ma anche avere il coraggio di rispondere con fermezza e gentilezza. Non dobbiamo abbassare la nostra voce, ma alzare il livello del confronto. Dobbiamo usare la nostra cultura e la nostra educazione non per isolarci, ma per costruire ponti, per educare al rispetto.
Concludo dicendo che non dobbiamo aver paura di essere colti, educati e di buon senso. Dobbiamo rivendicare la nostra voce. Perché la vera forza di una società non sta nell’aggressività di pochi, ma nella capacità di tutti di convivere civilmente.





