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LIBERIAMO GLI SPAZI INUTILI

Vorrei che gioia è serenità invadono il mio cuore, occupando il posto di tanta roba inutile che vi dimora.

Vorrei liberarmi da tante cose inutili che offuscano la veduta della luce e della libertà.

Vorrei iniziare a liberarmi della roba vecchia accumulata negli anni convinto che nella vana speranza un giorno avrei potuto riutilizzarla. Mi devo liberare di quel ripostiglio polveroso e caotico.

Sfrutterò quello spazio per qualcosa di veramente utile.

Una volta sbarazzato sarà una gioia guardare quello spazio, pieno di luce e senso di libertà.

Desidero che il mio cuore si liberi di vizi apparentemente innocui ma che servono rancore, amarezza, invidia, risentimento. Vizi dannosi per la mia vita spirituale e materiale.

Desidero fare spazio e liberarmi, perché possa respirare, fare luce affinché i miei passi siano illuminati.

Desidero che il mio cuore non sia più uno spazio inutile, ma dovrà essere il tempio dove regneranno amore, gioia e fede.

Riflettiamo circa gli spazi che sono occupati nel nostro cuore.

Per far ciò, però, significa rinunciare alla propria autosufficienza, di vigilare in ogni tempo, di non cedere alle tentazioni, di non abbassare la guardia di fronte alle insidie del nemico, di mantenersi pronti.

Tutta la ricchezza di questo mondo non può donarci la vera felicità, i nostri bisogni materiali non devono occupare la parte più importante del nostro cuore.

È importante analizzare che cosa è più importante per noi.

La cosa giusta è avere un cuore saggio per discernere il bene dal male.

Certe persone cadono

C’è un momento preciso in cui le persone cadono dal cuore. Può sembrare strano, forse impossibile, eppure certe persone cadono, escono fuori; perdono il posto che, prima di quel momento, gli era appartenuto. Non è vero che certe persone restano nel cuore per sempre. Le persone che ci restano nel cuore sono quelle che ci hanno fatto del bene. Quelle che feriscono, che fanno il possibile per farci a pezzi, che non sono capaci di essere buone, alla lunga cadono. Ci mettono magari anni, come un quadro che sta appeso sulla parete e poi una mattina fran cade giù .
Da soli… fanno tutto da soli. Mi cadono dal cuore. Fran!

Alessandro Baricco

Dedicato ai nostri figli

Ci sono cose da dire ai nostri figli di Cinzia Pennati – da “Ai figli ci sono cose da dire”.

Come ad esempio che il fallimento é una grande possibilità. Si ricade e ci si rialza. Da questo s’impara. Non da altro.
Dovremmo dire ai figli maschi che se piangono, non sono femminucce. Alle femmine che possono giocare alla lotta o fare le boccacce senza essere dei maschiacci.
AI nostri figli maschi dovremmo dire che non sono Principi Azzurri e non devono salvare nessuno. Alle femmine che nessuno le salva se non loro stesse.
Dovremmo dire che la noia è tempo buono per sé. Dovremmo dire che si può morire, ma che esiste la magia.
Ai nostri figli dovremmo dire che ci sono giorni sì, e giorni no. E hanno tutti lo stesso valore. Che bisogna saper stare, e basta. E Che il dolore si supera.
Ai nostri figli dovremmo dire che c’è tempo fino a quando non finisce, e ce ne accorgiamo sempre troppo tardi.
Dovremmo dire che non ci sono né vinti né sconfitti, e la vita non è una lotta.
Dovremmo dire che la cattiveria esiste ed è dentro ognuno di noi. Dobbiamo conoscerla per gestirla.
Dovremmo dire ai figli che non sempre un padre e una madre sono un porto sicuro. Alcuni fari non riescono a fare luce.
Dovremmo dire ai nostri figli che possono non avere successo e vivere felici lo stesso. Anzi, forse, lo saranno di più.
Che possono stare male, ma che la sofferenza ci spinge in avanti e che poi passa anche quella.
Bisogna dir loro che se nella vita non si sposeranno o non faranno figli, possono essere felici lo stesso.
Che la povertà esiste e dobbiamo farcene carico.
Che possono essere quello che vogliono. Ma non a tutti i costi.
Che esiste il perdono. E si può cedere ogni tanto, per procedere insieme.
Che senza gli altri non siamo niente. Proprio niente.
Che il mondo ha bisogno del loro impegno per diventare un luogo bello in cui sostare.
Ai figli dovremmo dire che possono andare lontano. Molto lontano. Dove non li vediamo più.
E che noi saremo qui.
Quando vogliono tornare.

(Cinzia Pennati – da “Ai figli ci sono cose da dire”)

Non incolpare nessuno di Pablo Neruda

NON INCOLPARE NESSUNO

Non incolpare nessuno,
non lamentarti mai di nessuno, di niente,
perché in fondo
Tu hai fatto quello che volevi nella vita.
Accetta la difficoltà di costruire te stesso
ed il valore di cominciare a correggerti.
Il trionfo del vero uomo
proviene delle ceneri del suo errore.
Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte,
affrontala con valore e accettala.
In un modo o in un altro
è il risultato delle tue azioni e la prova
che Tu sempre devi vincere.
Non amareggiarti del tuo fallimento
né attribuirlo agli altri.
Accettati adesso
o continuerai a giustificarti come un bimbo.
Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare
e che nessuno è così terribile per cedere.
Non dimenticare
che la causa del tuo presente è il tuo passato,
come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.
Apprendi dagli audaci,
dai forti
da chi non accetta compromessi,
da chi vivrà malgrado tutto
pensa meno ai tuoi problemi
e più al tuo lavoro.
I tuoi problemi, senza alimentarli, moriranno.
Impara a nascere dal dolore
e ad essere più grande, che è
il più grande degli ostacoli.
Guarda te stesso allo specchio
e sarai libero e forte
e finirai di essere una marionetta delle circostanze,
perché tu stesso sei il tuo destino.
Alzati e guarda il sole nelle mattine
e respira la luce dell’alba.
Tu sei la parte della forza della tua vita.
Adesso svegliati, combatti, cammina,
deciditi e trionferai nella vita;
Non pensare mai al destino,
perché il destino
è il pretesto dei falliti.

✍️Pablo Neruda

Tutto va bene

La società é formata da gente convinta che tutto va bene, che si è tolleranti e moderni e se qualcuno prova a sollevare il problema viene tacciato di persona malata, dalla mente chiusa e retrograda. J. Kiddard sostiene che: “Tutto quello che ti da fastidio, ti insegna la pazienza. Tutto quello che ti abbandona, ti insegna a stare in piedi da solo. Tutto quello che scatena la rabbia, ti insegna a perdonare ed essere compassionevole. Tutto quello che ha potere su di te, ti insegna a recuperare il tuo valore. Tutto ciò che temi, ti insegna ad affrontare la paura. Tutto quello che non puoi controllare, ti insegna a lasciar andare “.

UNA VITA DIVERSA 

A volte preferiamo una vita diversa da quella che viviamo, senza renderci conto che la nostra insoddisfazione non è nelle cose che ci circondano ma è dentro di noi.A volte pensiamo di dover parlare tanto per convincere il nostro uditorio e non ci rendiamo conto che piú di mille parole parla il nostro comportamento, il nostro modo di fare e la nostra condotta.

Chiediamo perdono al Signore ed egli ci renderà liberi come il vento, senza più essere legati al mondo, senza più alcuna dipendenza da cose o persone, liberi come il vento, sospinti e guidati dallo Spirito Santo.

Vigiliamo affinché il sentiero che porta a Cristo non venga cancellato dalle erbe malefiche che il mondo produce! Incoraggiamoci gli uni gli altri e attiviamoci per essere portatori della buona Novella lasciandoci guidare dallo Spirito Santo.

Alcune volte ci chiediamo come mai non otteniamo risposta, in cosa sbagliamo, perché non accade quello che ci aspettiamo? Ci poniamo mille domande e ci assalgono mille dubbi sul comportamento di alcuni nei nostri confronti. Alla fine vediamo l’immagine della fragilità umana, dettata dall’umore tanto suscettibile del vivere il quotidiano in una condizione di solitudine. 

Festa del 1 Maggio

Brevi cenni sulle origini della festa del 1 Maggio
La festa dei lavoratori trae le sue origini durante la Rivoluzione Industriale negli USA. A Chicago nel 1866 venne approvata la prima legge che istituisce l’orario lavorativo da 8 ore e che entrò in vigore l’1 maggio 1867.
Dopo 19 anni (1886 ) la festa , durante la quale si chiedeva di estendere l’orario lavorativo di 8 ore sul tutto il territorio USA, si tramutò in tragedia con morti fra operai e forze dell’ordine.
In Europa al Congresso Internazionale di Parigi del 1889  la data del 1º maggio venne dichiarata ufficialmente come la Festa Internazionale dei Lavoratori, e fu adottata da molti paesi nel mondo.
In Italia, appena si apprese della tragedia di Chicago, iniziò una rivolta a Livorno. Dopo decenni di battaglie operaie e lotte sindacali, si arrivò a dichiarare legali le 8 ore lavorative. La Festa dei lavoratori in Italia si celebrò, per la prima volta, il 1° maggio del 1891.
La Festa dei lavoratori in Italia si celebrò dunque, per la prima volta, il 1° maggio del 1891 per essere poi sospesa dal 1924 e per tutto il ventennio fascista. Questo perché venne sostituita dalla Festa del Lavoro del 21 aprile, giorno del Natale di Roma. La Festa dei lavoratori tornò a essere festeggiata di 1° maggio subito dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale.
In Italia la festa nazionale è tale dal 1° maggio 1947, data segnata anche dalla “strage di Portella della Ginestra”, di Piana degli Albanesi in Provincia di Palermo, ad opera del bandito Salvatore Giuliano che insieme ai suoi uomini sparò sulla folla provocando una carneficina con 11 persone uccise e 27 feriti, dando origine ad uno dei primi grandi segreti della storia repubblicana.
La commemorazione fu poi ripresa anche dal mondo cattolico: il 1ºmaggio 1955, papa Pio XII istituì per tutta la Chiesa cattolica la festa di San Giuseppe lavoratore, perché tale data potesse essere condivisa a pieno titolo anche dai lavoratori cattolici.
In Italia, con regio decreto del 30 Dicembre 1923, viene istituita la concessione ai lavoratori/lavoratrici dipendenti che si siano distinti “per particolari meriti di perizia, laborosità e di buona condotta morale” la “Stella al merito” ed il titolo di “Maestro del Lavoro”. E’ auspicabile che in Italia, che si fregia con il 1^ articolo della propria costituzione di essere una Repubblica democratica fondata sul lavoro, le tradizioni non vengano estirpate e/o soppiantate da ideologie atte a rieducare la classe lavoratrice ad un associazionismo di facciata disconoscendo che il 1 Maggio, è festa del lavoro in tutto il mondo perché esprime le aspirazioni più profonde e vive dell’uomo perché lo rende libero, migliore e lo affratella in modo trasversale.
Buon 1° Maggio

Mdl Mario Massimiani

SUSSURRI D’AMORE

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
“Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?”
“Gridano perché perdono la calma” rispose uno di loro.
“Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?” disse nuovamente il pensatore.
“Bene, gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti” replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: “Allora non è possibile parlargli a voce bassa?” Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò: “Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro. D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché?
Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E’ questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.”
Infine il pensatore concluse dicendo: “Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.” (Mahatma Gandhi) .

Consapevole

Senza Consapevolezza è difficile riconoscere e dare un nome alla realtà;
Prendere consapevolezza è possibile attraverso un processo continuo di apprendimento. Riuscire a raccogliere dati su come siamo e su come possiamo divenire; ricercarla permette di vivere in modo più appassionato e grato.

SOSTEGNO ALLE ECCELLENZE DELLA GASTRONOMIA E DELL’AGROALIMENTARE



Sta per uscire il provvedimento che definirà termini e modalità di presentazione della domanda, per partecipare al “Fondo per il sostegno delle eccellenze della gastronomia e dell’agroalimentare italiano”.
La dotazione finanziaria sarà pari a 56 milioni di euro, di cui 25 milioni per l’anno 2022 e 31 milioni per l’anno 2023.
La misura incentiva Imprese con Codice Ateco 56.10.11 “ristorazione con somministrazione” (Imprese A) o imprese con Codice Ateco 56.10.30 “Gelaterie e pasticcerie” e 10.71.20 “Produzione di pasticceria fresca” (Imprese B).

il MIPAAF intende promuovere e sostenere le imprese di eccellenza nei settori della ristorazione e della pasticceria, oltre a valorizzare il patrimonio agroalimentare ed enogastronomico italiano.
I partecipanti devono essere in regola con il DURC, gli adempimenti fiscali e regolarmente costituite e attive al Registro Imprese da almeno 10 anni oppure, in alternativa, aver acquistato nei 12 mesi antecedenti il 30/8/2022 prodotti certificati DOP, IGP, SQNPI, SQNZ (per le sole imprese A) e prodotti biologici per almeno il 25% (per le imprese A) e il 5% (per le imprese B) del totale dei prodotti alimentari acquistati nello stesso periodo.
Il Fondo per il sostegno delle eccellenze della gastronomia e dell’agroalimentare italiano offre un contributo a fondo perduto fino al 70% delle spese ammissibili e comunque nel limite di 30.000 € per singola impresa.
Sono ammissibili le spese sostenute dopo la presentazione della domanda e relative all’acquisto di macchinari professionali e beni strumentali all’attività di impresa.
I beni devono essere nuovi di fabbrica, acquistati a normali condizioni di mercato e da terzi, che non hanno relazioni con l’impresa, ed essere mantenuti nello stato patrimoniale dell’impresa per almeno tre anni dalla data di concessione del contributo.
Non sono ammesse spese per:
– componenti, pezzi di ricambio o parti di macchinari/impianti/ attrezzature che non soddisfano il requisito dell’autonomia funzionale;
– terreni, fabbricati, opere murarie;
– beni usati o rigenerati.