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Società insensata

L’uomo vive in una società insensata e dissoluta.
Chi ha amici influenti riesce ad ottenere quello che vuole.
Molti credono di conoscere la società, ma senza averne mai compreso molto.
Molti sono convinti di aver scoperto qualcosa, ma vi sono altezze, lunghezze e profondità che non conoscono ancora.
Ogni cosa ha il suo tempo, che trascorre inesorabile, e fa sentire (ad ogni essere umano) il peso delle stagioni, che passano e si portano via la propria vita.
La vita dell’uomo non avrà fine con la morte, ma continuerà per sempre in un luogo eterno.
L’uomo subisce spesso raggiri da altri uomini che risultano sfrontati ed ingannatori, che offrono vantaggi e chiedono riscatti.
L’uomo deve evitare le persone che sussurrano e bisbigliano.
L’uomo deve riconoscere la propria pace interiore e ogni cosa assumerà un sapore nuovo e sarà rinato perché avrà la consapevolezza che tutto quello che fino a ieri gli sembrava un sogno è una meravigliosa realtà.

Come funziona il sostegno rivolto a chi non percepisce il reddito di cittadinanza.


Il Sostegno alla formazione e al lavoro corrispondente ad un valore economico di 350 euro al mese per un massimo di 12 mensilità per ogni componente familiare. Quindi può essere richiesto da più membri della stessa famiglia.

Il passaggio da Reddito di cittadinanza a Supporto per la formazione e Lavoro non sarà immediato. Secondo quanto si legge nella bozza di decreto attuativo, bisognerà presentare domanda all’Inps con l’utilizzo dello spid o tramite patronato.
Il beneficiario quindi ha l’obbligo di iscrizione alla piattaforma SILS (il Sistema Informativo Unitario Lavoro e Sociale)
Dopo l’iscrizione e la validazione dovrà firmare il patto di attivazione digitale e la domanda, se ha i requisiti, sarà accolta.
L’assegno sarà percepito dopo che il richiedente si è presentato al centro per l’impiego, avrà sottoscritto il patto di servizio e si sarà attivato attraverso un programma di politiche attive.

Il mare è sicuro?

Purtroppo non basta accendere i riflettori sull’inquinamento delle acque di Catania e provincia ma bisogna monitorare costantemente il nostro mare, che senza dubbio rappresenta una indubbia risorsa turistica non indifferente, nonostante sia bersaglio giornaliero dell’inquinamento. In una città dove un considerevole numero di abitazioni catanesi non è allacciato alla rete fognaria, gli scarichi avvengono nei torrenti oppure nella fognatura che li convoglia in mare. Vi sono acque sporche che scendono dai torrenti della zona sud, come quello di Fontanarossa, dal canale di cintura, dai corsi d’acqua, sboccando sui tratti adiacenti a stazione centrale e piazza Europa. Bisogna subito intervenire con urgenza sugli scarichi fognari vicino ai lidi, osserva Giuseppe Milazzo presidente dell’Agenziadellavoropuntocom, che auspica un intervento da parte del Comune di Catania, volto a garantire un mare più pulito, tutelando la salute dei catanesi oltre che quella dei turisti.

Perché al ristorante si paga il coperto?

Il coperto è una quota economica introdotta nelle osterie del Medioevo. È un costo che si pagava per usufruire di un posto al ristorante o nell’osteria (al coperto, appunto), per l’uso di tavoli, tovaglie e posate per chi portava il cibo da casa.

In origine i proprietari di questi locali permettevano l’accesso agli avventori più poveri, che consumavano il cibo portato da casa, servendosi dei tavoli, delle sedie e delle posate messe a disposizione del locale. Il coperto era il costo per l’uso di queste attrezzature. Se, invece, si consumavano cibi preparati dal locandiere, il coperto era già incluso nel conto finale. Quindi il coperto rappresentava esclusivamente il costo per l’uso di tovaglie, tovaglioli, piatti e posate. Un costo introdotto nelle locande del Medioevo contro gli avventori che sostavano nei locali per trovare riparo dal freddo, da qui il nome “coperto”.

Oggi all’interno del coperto viene calcolato in modo forfettario un costo che comprende comunemente il servizio del pane e della mise en place: uso di posate, piatti, bicchieri, tovaglie e tovaglioli, con costi diversi a seconda se siano di stoffa o usa e getta.
L’usanza si è mutata nel tempo, oggi non è più possibile portare cibo al ristorante.
Pertanto, pagare il coperto è un’usanza italiana, che lascia indispettiti i turisti e anche noi italiani.
Perché si deve continuare a pagare il coperto al ristorante?
Spesso succede che il conto di una piacevole cena romantica o una pizza con gli amici venga appesantito dalla voce “pane e coperto”.

Il coperto ai giorni nostri può essere richiesto dal ristoratore?
Come disposto dall’art. 18 del Regio Decreto n. 635/1940 si, a patto che il proprietario del locale segnali il costo del coperto nel listino prezzi (menu).

Non esiste una legge che ne regoli il costo a livello nazionale, ma la regolamentazione rimane a livello locale.
Quando si può evitare di pagare il coperto?
Il coperto, come appena scritto, deve sempre apparire ben visibile nel menù, in caso contrario il ristoratore non può pretendere che sia pagato e il consumatore può contestare l’aggiunta del coperto sul conto finale.
Quanto si paga per il coperto al ristorante si paga in media tra 1.5 e 3 euro a persona.
Ma per fortuna alcuni ristoratori nella gestione del locale, ai giorni d’oggi, non aggiungono il coperto sul conto finale, perché nel prezzo del menù è compreso il costo del servizio e dell’esperienza nel suo complesso (Food Cost).
Con la crisi energetica e climatica le materie prime alimentari hanno subito nell’ultimo anno un grave incremento. Se si desidera offrire un servizio di qualità superiore, si può evitare di aggiungere nel conto finale il pagamento del coperto e far felice l’ospite che sicuramente ritornerà, insieme ad altri, è farà un’ottima pubblicità del locale.

LIBERIAMO GLI SPAZI INUTILI

Vorrei che gioia è serenità invadono il mio cuore, occupando il posto di tanta roba inutile che vi dimora.

Vorrei liberarmi da tante cose inutili che offuscano la veduta della luce e della libertà.

Vorrei iniziare a liberarmi della roba vecchia accumulata negli anni convinto che nella vana speranza un giorno avrei potuto riutilizzarla. Mi devo liberare di quel ripostiglio polveroso e caotico.

Sfrutterò quello spazio per qualcosa di veramente utile.

Una volta sbarazzato sarà una gioia guardare quello spazio, pieno di luce e senso di libertà.

Desidero che il mio cuore si liberi di vizi apparentemente innocui ma che servono rancore, amarezza, invidia, risentimento. Vizi dannosi per la mia vita spirituale e materiale.

Desidero fare spazio e liberarmi, perché possa respirare, fare luce affinché i miei passi siano illuminati.

Desidero che il mio cuore non sia più uno spazio inutile, ma dovrà essere il tempio dove regneranno amore, gioia e fede.

Riflettiamo circa gli spazi che sono occupati nel nostro cuore.

Per far ciò, però, significa rinunciare alla propria autosufficienza, di vigilare in ogni tempo, di non cedere alle tentazioni, di non abbassare la guardia di fronte alle insidie del nemico, di mantenersi pronti.

Tutta la ricchezza di questo mondo non può donarci la vera felicità, i nostri bisogni materiali non devono occupare la parte più importante del nostro cuore.

È importante analizzare che cosa è più importante per noi.

La cosa giusta è avere un cuore saggio per discernere il bene dal male.

Certe persone cadono

C’è un momento preciso in cui le persone cadono dal cuore. Può sembrare strano, forse impossibile, eppure certe persone cadono, escono fuori; perdono il posto che, prima di quel momento, gli era appartenuto. Non è vero che certe persone restano nel cuore per sempre. Le persone che ci restano nel cuore sono quelle che ci hanno fatto del bene. Quelle che feriscono, che fanno il possibile per farci a pezzi, che non sono capaci di essere buone, alla lunga cadono. Ci mettono magari anni, come un quadro che sta appeso sulla parete e poi una mattina fran cade giù .
Da soli… fanno tutto da soli. Mi cadono dal cuore. Fran!

Alessandro Baricco

Dedicato ai nostri figli

Ci sono cose da dire ai nostri figli di Cinzia Pennati – da “Ai figli ci sono cose da dire”.

Come ad esempio che il fallimento é una grande possibilità. Si ricade e ci si rialza. Da questo s’impara. Non da altro.
Dovremmo dire ai figli maschi che se piangono, non sono femminucce. Alle femmine che possono giocare alla lotta o fare le boccacce senza essere dei maschiacci.
AI nostri figli maschi dovremmo dire che non sono Principi Azzurri e non devono salvare nessuno. Alle femmine che nessuno le salva se non loro stesse.
Dovremmo dire che la noia è tempo buono per sé. Dovremmo dire che si può morire, ma che esiste la magia.
Ai nostri figli dovremmo dire che ci sono giorni sì, e giorni no. E hanno tutti lo stesso valore. Che bisogna saper stare, e basta. E Che il dolore si supera.
Ai nostri figli dovremmo dire che c’è tempo fino a quando non finisce, e ce ne accorgiamo sempre troppo tardi.
Dovremmo dire che non ci sono né vinti né sconfitti, e la vita non è una lotta.
Dovremmo dire che la cattiveria esiste ed è dentro ognuno di noi. Dobbiamo conoscerla per gestirla.
Dovremmo dire ai figli che non sempre un padre e una madre sono un porto sicuro. Alcuni fari non riescono a fare luce.
Dovremmo dire ai nostri figli che possono non avere successo e vivere felici lo stesso. Anzi, forse, lo saranno di più.
Che possono stare male, ma che la sofferenza ci spinge in avanti e che poi passa anche quella.
Bisogna dir loro che se nella vita non si sposeranno o non faranno figli, possono essere felici lo stesso.
Che la povertà esiste e dobbiamo farcene carico.
Che possono essere quello che vogliono. Ma non a tutti i costi.
Che esiste il perdono. E si può cedere ogni tanto, per procedere insieme.
Che senza gli altri non siamo niente. Proprio niente.
Che il mondo ha bisogno del loro impegno per diventare un luogo bello in cui sostare.
Ai figli dovremmo dire che possono andare lontano. Molto lontano. Dove non li vediamo più.
E che noi saremo qui.
Quando vogliono tornare.

(Cinzia Pennati – da “Ai figli ci sono cose da dire”)

Non incolpare nessuno di Pablo Neruda

NON INCOLPARE NESSUNO

Non incolpare nessuno,
non lamentarti mai di nessuno, di niente,
perché in fondo
Tu hai fatto quello che volevi nella vita.
Accetta la difficoltà di costruire te stesso
ed il valore di cominciare a correggerti.
Il trionfo del vero uomo
proviene delle ceneri del suo errore.
Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte,
affrontala con valore e accettala.
In un modo o in un altro
è il risultato delle tue azioni e la prova
che Tu sempre devi vincere.
Non amareggiarti del tuo fallimento
né attribuirlo agli altri.
Accettati adesso
o continuerai a giustificarti come un bimbo.
Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare
e che nessuno è così terribile per cedere.
Non dimenticare
che la causa del tuo presente è il tuo passato,
come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.
Apprendi dagli audaci,
dai forti
da chi non accetta compromessi,
da chi vivrà malgrado tutto
pensa meno ai tuoi problemi
e più al tuo lavoro.
I tuoi problemi, senza alimentarli, moriranno.
Impara a nascere dal dolore
e ad essere più grande, che è
il più grande degli ostacoli.
Guarda te stesso allo specchio
e sarai libero e forte
e finirai di essere una marionetta delle circostanze,
perché tu stesso sei il tuo destino.
Alzati e guarda il sole nelle mattine
e respira la luce dell’alba.
Tu sei la parte della forza della tua vita.
Adesso svegliati, combatti, cammina,
deciditi e trionferai nella vita;
Non pensare mai al destino,
perché il destino
è il pretesto dei falliti.

✍️Pablo Neruda

Tutto va bene

La società é formata da gente convinta che tutto va bene, che si è tolleranti e moderni e se qualcuno prova a sollevare il problema viene tacciato di persona malata, dalla mente chiusa e retrograda. J. Kiddard sostiene che: “Tutto quello che ti da fastidio, ti insegna la pazienza. Tutto quello che ti abbandona, ti insegna a stare in piedi da solo. Tutto quello che scatena la rabbia, ti insegna a perdonare ed essere compassionevole. Tutto quello che ha potere su di te, ti insegna a recuperare il tuo valore. Tutto ciò che temi, ti insegna ad affrontare la paura. Tutto quello che non puoi controllare, ti insegna a lasciar andare “.

UNA VITA DIVERSA 

A volte preferiamo una vita diversa da quella che viviamo, senza renderci conto che la nostra insoddisfazione non è nelle cose che ci circondano ma è dentro di noi.A volte pensiamo di dover parlare tanto per convincere il nostro uditorio e non ci rendiamo conto che piú di mille parole parla il nostro comportamento, il nostro modo di fare e la nostra condotta.

Chiediamo perdono al Signore ed egli ci renderà liberi come il vento, senza più essere legati al mondo, senza più alcuna dipendenza da cose o persone, liberi come il vento, sospinti e guidati dallo Spirito Santo.

Vigiliamo affinché il sentiero che porta a Cristo non venga cancellato dalle erbe malefiche che il mondo produce! Incoraggiamoci gli uni gli altri e attiviamoci per essere portatori della buona Novella lasciandoci guidare dallo Spirito Santo.

Alcune volte ci chiediamo come mai non otteniamo risposta, in cosa sbagliamo, perché non accade quello che ci aspettiamo? Ci poniamo mille domande e ci assalgono mille dubbi sul comportamento di alcuni nei nostri confronti. Alla fine vediamo l’immagine della fragilità umana, dettata dall’umore tanto suscettibile del vivere il quotidiano in una condizione di solitudine.