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GIOVANI,  MEZZOGIORNO E LAVORO

Giovani, Mezzogiorno e lavoro: una scommessa che non può restare retorica

In questi mesi il dibattito politico sembra voler scommettere sui giovani: si discute di taglio delle tasse, di Reddito di dignità, di incentivi all’assunzione. Sono segnali importanti, ma se restano misure isolate rischiano di essere solo annunci. Perché senza una vera strategia per il Mezzogiorno, l’emigrazione e l’occupazione femminile resteranno emergenze irrisolte.

Partiamo da un dato reale. Nel Sud, troppi giovani sono costretti a scegliere tra restare e rinunciare alle proprie ambizioni, oppure partire e costruire altrove il proprio futuro. Non è solo una questione economica: è una ferita sociale e demografica. Ogni ragazzo o ragazza che parte porta con sé competenze, energia, natalità, speranza. E il Paese perde due volte: perde oggi il loro contributo e domani la possibilità di una crescita più equa.

Il taglio delle tasse può aiutare, ma da solo non basta. Se non è accompagnato da servizi, infrastrutture, trasporti, banda larga, asili nido e politiche industriali, rischia di diventare un beneficio temporaneo. Allo stesso modo, il Reddito di dignità può rappresentare una rete di sicurezza, ma non può trasformarsi in una misura assistenziale permanente. La dignità non si difende solo con un sussidio: si difende con un lavoro stabile, formativo, ben retribuito.

E qui emerge il secondo nodo: l’occupazione femminile. In molte regioni del Mezzogiorno il tasso di partecipazione delle donne al mercato del lavoro resta tra i più bassi d’Europa. Troppe donne sono costrette a scegliere tra famiglia e carriera, tra cura e professione. Senza asili nido accessibili, congedi parentali equi, orari flessibili e incentivi reali per le imprese, ogni promessa sui giovani resta incompleta. Perché non c’è sviluppo senza le donne. Non c’è Mezzogiorno senza le donne.

Servono, quindi, tre scelte coraggiose. Prima: una strategia nazionale per il Mezzogiorno, con risorse stabili e obiettivi verificabili, non spot elettorali. Seconda: un patto per il lavoro giovanile e femminile, che leghi sgravi fiscali ad assunzioni stabili, formazione continua e salari adeguati. Terza: investimenti in servizi essenziali — scuole, sanità, trasporti, digitalizzazione — perché senza queste basi nessuna impresa può crescere e nessun giovane può restare.

In conclusione, scommettere sui giovani non significa solo tagliare tasse o introdurre un reddito. Significa dare loro un progetto credibile qui, nel Sud come nel resto d’Italia. Significa garantire alle donne pari opportunità e ai territori infrastrutture e servizi. Altrimenti continueremo a parlare di giovani mentre li vediamo partire. E continueremo a chiamare emergenza ciò che in realtà è una scelta politica mancata.