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Persone competenti

Il motore di una nave gigante si è rotto e nessuno è stato in grado di ripararlo, quindi hanno assunto un ingegnere meccanico con oltre 40 anni di esperienza.
Ispeziona il motore con molta attenzione, dall’alto verso il basso. Dopo aver visto tutto, l’ingegnere ha scaricato la borsa e ha tirato fuori un piccolo martello.
Ha centrato i punti strategici senza problemi. Ben presto, il motore si è riavviato. Il motore è stato riparato!
7 giorni dopo, l’ingegnere ha detto che la stima totale del suo intervento (riparazione dell’enorme nave) era di 20.000€
“Che diavolo ?!” ha detto il proprietario.
“Non hai fatto quasi nulla. Dacci una stima dettagliata.”
La risposta è semplice:
Un colpo di martello: 2€
Sai dove colpire e quanto colpire: 19.998€
L’importanza di mettere in risalto le proprie conoscenze ed esperienze … perché sono il risultato di molte lotte, esperienze, preoccupazioni, notti in bianco e persino lacrime.
Se faccio un lavoro in 30 minuti, è perché ho passato 20 anni ad imparare come farlo in 30 minuti. Mi devi anni, non minuti.
Non ti “vendere mai per pochi soldi”. Le tue ore di lavoro costano molti giorni della tua vita.

La Casta inutile

Dentro i palazzi del potere in questi anni si sono stratificate tantissime posizioni di potere e altrettanti privilegi.
I burocrati e la filiera di addetti che li affiancano a ogni livello sono inamovibili ed eterni. E non vale neppure il discorso delle competenze. Certamente molti alti funzionari pubblici sono tecnici di buono o ottimo livello. Ma in nessuna azienda privata otterrebbero un trattamento economico così elevato, unito alla garanzia assoluta del mantenimento del posto di lavoro e del livello salariale qualunque cosa accada. A ciò si aggiunga poi il fatto che per una sorta di equa ripartizione dei privilegi i trattamenti di favore nei palazzi del potere non sono quasi mai un’esclusiva dei vertici ma, a cascata e in modo proporzionale, vengono estesi a tutti i livelli, dai quadri fino agli uscieri. Un modo, anche questo per cementare il consenso e il senso di appartenenza al palazzo e alla casta.
Quanto ci vorrà per sgretolare questa diffusa rete di privilegi?

PRIVILEGI DENTRO I PALAZZI

Dentro i palazzi del potere in questi anni si sono stratificate tantissime posizioni di potere e altrettanti privilegi.

I burocrati e la filiera di addetti che li affiancano a ogni livello sono inamovibili ed eterni. E non vale neppure il discorso delle competenze. Certamente molti alti funzionari pubblici sono tecnici di buono o ottimo livello. Ma in nessuna azienda privata otterrebbero un trattamento economico così elevato, unito alla garanzia assoluta del mantenimento del posto di lavoro e del livello salariale qualunque cosa accada.

A ciò si aggiunga poi il fatto che per una sorta di equa ripartizione dei privilegi i trattamenti di favore nei palazzi del potere non sono quasi mai un’esclusiva dei vertici ma, a cascata e in modo proporzionale, vengono estesi a tutti i livelli, dai quadri fino agli uscieri. Un modo, anche questo per cementare il consenso e il senso di appartenenza al palazzo e alla casta. Quanto ci vorrà per sgretolare questa diffusa rete di privilegi?

Società insensata

L’uomo vive in una società insensata e dissoluta.
Chi ha amici influenti riesce ad ottenere quello che vuole.
Molti credono di conoscere la società, ma senza averne mai compreso molto.
Molti sono convinti di aver scoperto qualcosa, ma vi sono altezze, lunghezze e profondità che non conoscono ancora.
Ogni cosa ha il suo tempo, che trascorre inesorabile, e fa sentire (ad ogni essere umano) il peso delle stagioni, che passano e si portano via la propria vita.
La vita dell’uomo non avrà fine con la morte, ma continuerà per sempre in un luogo eterno.
L’uomo subisce spesso raggiri da altri uomini che risultano sfrontati ed ingannatori, che offrono vantaggi e chiedono riscatti.
L’uomo deve evitare le persone che sussurrano e bisbigliano.
L’uomo deve riconoscere la propria pace interiore e ogni cosa assumerà un sapore nuovo e sarà rinato perché avrà la consapevolezza che tutto quello che fino a ieri gli sembrava un sogno è una meravigliosa realtà.

Come funziona il sostegno rivolto a chi non percepisce il reddito di cittadinanza.


Il Sostegno alla formazione e al lavoro corrispondente ad un valore economico di 350 euro al mese per un massimo di 12 mensilità per ogni componente familiare. Quindi può essere richiesto da più membri della stessa famiglia.

Il passaggio da Reddito di cittadinanza a Supporto per la formazione e Lavoro non sarà immediato. Secondo quanto si legge nella bozza di decreto attuativo, bisognerà presentare domanda all’Inps con l’utilizzo dello spid o tramite patronato.
Il beneficiario quindi ha l’obbligo di iscrizione alla piattaforma SILS (il Sistema Informativo Unitario Lavoro e Sociale)
Dopo l’iscrizione e la validazione dovrà firmare il patto di attivazione digitale e la domanda, se ha i requisiti, sarà accolta.
L’assegno sarà percepito dopo che il richiedente si è presentato al centro per l’impiego, avrà sottoscritto il patto di servizio e si sarà attivato attraverso un programma di politiche attive.

Il mare è sicuro?

Purtroppo non basta accendere i riflettori sull’inquinamento delle acque di Catania e provincia ma bisogna monitorare costantemente il nostro mare, che senza dubbio rappresenta una indubbia risorsa turistica non indifferente, nonostante sia bersaglio giornaliero dell’inquinamento. In una città dove un considerevole numero di abitazioni catanesi non è allacciato alla rete fognaria, gli scarichi avvengono nei torrenti oppure nella fognatura che li convoglia in mare. Vi sono acque sporche che scendono dai torrenti della zona sud, come quello di Fontanarossa, dal canale di cintura, dai corsi d’acqua, sboccando sui tratti adiacenti a stazione centrale e piazza Europa. Bisogna subito intervenire con urgenza sugli scarichi fognari vicino ai lidi, osserva Giuseppe Milazzo presidente dell’Agenziadellavoropuntocom, che auspica un intervento da parte del Comune di Catania, volto a garantire un mare più pulito, tutelando la salute dei catanesi oltre che quella dei turisti.

Perché al ristorante si paga il coperto?

Il coperto è una quota economica introdotta nelle osterie del Medioevo. È un costo che si pagava per usufruire di un posto al ristorante o nell’osteria (al coperto, appunto), per l’uso di tavoli, tovaglie e posate per chi portava il cibo da casa.

In origine i proprietari di questi locali permettevano l’accesso agli avventori più poveri, che consumavano il cibo portato da casa, servendosi dei tavoli, delle sedie e delle posate messe a disposizione del locale. Il coperto era il costo per l’uso di queste attrezzature. Se, invece, si consumavano cibi preparati dal locandiere, il coperto era già incluso nel conto finale. Quindi il coperto rappresentava esclusivamente il costo per l’uso di tovaglie, tovaglioli, piatti e posate. Un costo introdotto nelle locande del Medioevo contro gli avventori che sostavano nei locali per trovare riparo dal freddo, da qui il nome “coperto”.

Oggi all’interno del coperto viene calcolato in modo forfettario un costo che comprende comunemente il servizio del pane e della mise en place: uso di posate, piatti, bicchieri, tovaglie e tovaglioli, con costi diversi a seconda se siano di stoffa o usa e getta.
L’usanza si è mutata nel tempo, oggi non è più possibile portare cibo al ristorante.
Pertanto, pagare il coperto è un’usanza italiana, che lascia indispettiti i turisti e anche noi italiani.
Perché si deve continuare a pagare il coperto al ristorante?
Spesso succede che il conto di una piacevole cena romantica o una pizza con gli amici venga appesantito dalla voce “pane e coperto”.

Il coperto ai giorni nostri può essere richiesto dal ristoratore?
Come disposto dall’art. 18 del Regio Decreto n. 635/1940 si, a patto che il proprietario del locale segnali il costo del coperto nel listino prezzi (menu).

Non esiste una legge che ne regoli il costo a livello nazionale, ma la regolamentazione rimane a livello locale.
Quando si può evitare di pagare il coperto?
Il coperto, come appena scritto, deve sempre apparire ben visibile nel menù, in caso contrario il ristoratore non può pretendere che sia pagato e il consumatore può contestare l’aggiunta del coperto sul conto finale.
Quanto si paga per il coperto al ristorante si paga in media tra 1.5 e 3 euro a persona.
Ma per fortuna alcuni ristoratori nella gestione del locale, ai giorni d’oggi, non aggiungono il coperto sul conto finale, perché nel prezzo del menù è compreso il costo del servizio e dell’esperienza nel suo complesso (Food Cost).
Con la crisi energetica e climatica le materie prime alimentari hanno subito nell’ultimo anno un grave incremento. Se si desidera offrire un servizio di qualità superiore, si può evitare di aggiungere nel conto finale il pagamento del coperto e far felice l’ospite che sicuramente ritornerà, insieme ad altri, è farà un’ottima pubblicità del locale.

LIBERIAMO GLI SPAZI INUTILI

Vorrei che gioia è serenità invadono il mio cuore, occupando il posto di tanta roba inutile che vi dimora.

Vorrei liberarmi da tante cose inutili che offuscano la veduta della luce e della libertà.

Vorrei iniziare a liberarmi della roba vecchia accumulata negli anni convinto che nella vana speranza un giorno avrei potuto riutilizzarla. Mi devo liberare di quel ripostiglio polveroso e caotico.

Sfrutterò quello spazio per qualcosa di veramente utile.

Una volta sbarazzato sarà una gioia guardare quello spazio, pieno di luce e senso di libertà.

Desidero che il mio cuore si liberi di vizi apparentemente innocui ma che servono rancore, amarezza, invidia, risentimento. Vizi dannosi per la mia vita spirituale e materiale.

Desidero fare spazio e liberarmi, perché possa respirare, fare luce affinché i miei passi siano illuminati.

Desidero che il mio cuore non sia più uno spazio inutile, ma dovrà essere il tempio dove regneranno amore, gioia e fede.

Riflettiamo circa gli spazi che sono occupati nel nostro cuore.

Per far ciò, però, significa rinunciare alla propria autosufficienza, di vigilare in ogni tempo, di non cedere alle tentazioni, di non abbassare la guardia di fronte alle insidie del nemico, di mantenersi pronti.

Tutta la ricchezza di questo mondo non può donarci la vera felicità, i nostri bisogni materiali non devono occupare la parte più importante del nostro cuore.

È importante analizzare che cosa è più importante per noi.

La cosa giusta è avere un cuore saggio per discernere il bene dal male.

Certe persone cadono

C’è un momento preciso in cui le persone cadono dal cuore. Può sembrare strano, forse impossibile, eppure certe persone cadono, escono fuori; perdono il posto che, prima di quel momento, gli era appartenuto. Non è vero che certe persone restano nel cuore per sempre. Le persone che ci restano nel cuore sono quelle che ci hanno fatto del bene. Quelle che feriscono, che fanno il possibile per farci a pezzi, che non sono capaci di essere buone, alla lunga cadono. Ci mettono magari anni, come un quadro che sta appeso sulla parete e poi una mattina fran cade giù .
Da soli… fanno tutto da soli. Mi cadono dal cuore. Fran!

Alessandro Baricco

Dedicato ai nostri figli

Ci sono cose da dire ai nostri figli di Cinzia Pennati – da “Ai figli ci sono cose da dire”.

Come ad esempio che il fallimento é una grande possibilità. Si ricade e ci si rialza. Da questo s’impara. Non da altro.
Dovremmo dire ai figli maschi che se piangono, non sono femminucce. Alle femmine che possono giocare alla lotta o fare le boccacce senza essere dei maschiacci.
AI nostri figli maschi dovremmo dire che non sono Principi Azzurri e non devono salvare nessuno. Alle femmine che nessuno le salva se non loro stesse.
Dovremmo dire che la noia è tempo buono per sé. Dovremmo dire che si può morire, ma che esiste la magia.
Ai nostri figli dovremmo dire che ci sono giorni sì, e giorni no. E hanno tutti lo stesso valore. Che bisogna saper stare, e basta. E Che il dolore si supera.
Ai nostri figli dovremmo dire che c’è tempo fino a quando non finisce, e ce ne accorgiamo sempre troppo tardi.
Dovremmo dire che non ci sono né vinti né sconfitti, e la vita non è una lotta.
Dovremmo dire che la cattiveria esiste ed è dentro ognuno di noi. Dobbiamo conoscerla per gestirla.
Dovremmo dire ai figli che non sempre un padre e una madre sono un porto sicuro. Alcuni fari non riescono a fare luce.
Dovremmo dire ai nostri figli che possono non avere successo e vivere felici lo stesso. Anzi, forse, lo saranno di più.
Che possono stare male, ma che la sofferenza ci spinge in avanti e che poi passa anche quella.
Bisogna dir loro che se nella vita non si sposeranno o non faranno figli, possono essere felici lo stesso.
Che la povertà esiste e dobbiamo farcene carico.
Che possono essere quello che vogliono. Ma non a tutti i costi.
Che esiste il perdono. E si può cedere ogni tanto, per procedere insieme.
Che senza gli altri non siamo niente. Proprio niente.
Che il mondo ha bisogno del loro impegno per diventare un luogo bello in cui sostare.
Ai figli dovremmo dire che possono andare lontano. Molto lontano. Dove non li vediamo più.
E che noi saremo qui.
Quando vogliono tornare.

(Cinzia Pennati – da “Ai figli ci sono cose da dire”)