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INFLAZIONE AL 4,2% PROPOSTE

Inflazione al 4,2%: proposte per famiglie e imprese

l’inflazione al 4,2% non è soltanto un numero. È il termometro di una difficoltà concreta che famiglie e imprese vivono ogni giorno: bollette più care, materie prime più costose, margini che si riducono, potere d’acquisto che si erode. Da Presidente quale sono, e nel contesto di dell’associazione Agenziadellavoropuntocom, ritengo che non bastino misure tampone: serve un intervento strutturale.

Il primo fronte è il costo dell’energia. L’Italia paga l’elettricità e il gas più cari dei principali partner europei, e questo penalizza la competitività delle nostre imprese e il bilancio delle famiglie. Serve una strategia di lungo periodo: diversificazione delle fonti, accelerazione sulle rinnovabili, potenziamento delle reti e delle interconnessioni, ma anche una revisione degli oneri di sistema che oggi pesano sulla bolletta. Non possiamo continuare a rincorrere le emergenze: dobbiamo ridurre la dipendenza strutturale dai mercati internazionali e rendere il prezzo dell’energia più stabile e prevedibile.

Il secondo fronte è l’accesso al credito. Le piccole e medie imprese, che sono la spina dorsale del nostro tessuto produttivo, faticano a finanziare investimenti proprio quando i tassi restano elevati e le condizioni di finanziamento si irrigidiscono. Il rafforzamento delle garanzie pubbliche è uno strumento decisivo: consente di ridurre il rischio percepito dagli istituti di credito, libera risorse per gli investimenti e sostiene le imprese che hanno progetti solidi ma non hanno garanzie sufficienti. Penso a un potenziamento dei fondi di garanzia esistenti, a una semplificazione delle procedure e a una maggiore collaborazione tra sistema bancario e istituzioni pubbliche.

Il terzo fronte è quello fiscale. Se vogliamo davvero ridurre i costi produttivi, dobbiamo incentivare gli investimenti in efficienza energetica. Crediti d’imposta più semplici e stabili, ammortamenti accelerati per le tecnologie efficienti, detrazioni per la riqualificazione energetica degli immobili produttivi: sono strumenti che generano un doppio beneficio, perché riducono i consumi e quindi i costi, e al tempo stesso stimolano la domanda interna e l’innovazione. L’efficienza energetica non è un costo, è un investimento con ritorni misurabili.

L’inflazione al 4,2% ci chiede di agire su tre leve: energia, credito e fisco. Sono leve che si sostengono a vicenda. Se riduciamo il costo dell’energia, se facilitiamo l’accesso al credito e se premiamo fiscalmente chi investe in efficienza, allora non tamponiamo l’emergenza: costruiamo le condizioni per una crescita più stabile e più equa. Il tempo delle risposte frammentarie è finito. Serve una visione strutturale, e serve adesso.

IL diritto di vivere

Il diritto di vivere, non solo di sopravvivere


In Italia c’è un problema che non possiamo più ignorare: il carovita sta soffocando le famiglie, i lavoratori e i pensionati. Non è una sensazione, non è un’opinione. È un dato di fatto che si misura ogni giorno al supermercato, in farmacia, alla cassa della luce e del gas.

A Catania lo vediamo bene. Vediamo anziani che rinunciano a un farmaco per arrivare a fine mese. Vediamo giovani coppie che rimandano un figlio perché non sanno come mantenerlo. Vediamo lavoratori che, pur avendo un impiego, non riescono più a permettersi una spesa completa. E vediamo mamme e papà che fanno i conti prima di mettere nel carrello la frutta, la carne, il latte.

Fare la spesa non può essere un lusso. Vivere dignitosamente è un diritto, non un privilegio.
Il problema è che i sacrifici ricadono sempre sugli stessi: su chi ha uno stipendio fermo da anni, su chi prende una pensione che non basta più, su chi cerca lavoro e non lo trova. È una ingiustizia che si ripete, ed è una ingiustizia che stanca.
Ma c’è una cosa che possiamo fare, ed è la più importante: trasformare il disagio in una voce collettiva. Perché quando il dolore resta individuale, resta silenzioso. Quando diventa collettivo, diventa forza. Diventa democrazia.
Anche a Catania dobbiamo farci sentire. Dobbiamo organizzarci, parlare, chiedere risposte concrete: salari più giusti, pensioni adeguate al costo della vita, sostegni reali per le famiglie, prezzi controllati sui beni essenziali. Non possiamo accettare che la politica guardi altrove mentre le persone non arrivano a fine mese.
Oggi lanciamo un messaggio chiaro: non siamo numeri, siamo persone. Non siamo soli, siamo una comunità. E insieme possiamo pretendere ciò che ci spetta: dignità, lavoro, casa, cibo, salute.
Vi invito a non restare in silenzio. A parlarne con i vicini, a partecipare, a unirvi. Perché la voce di uno è un sussurro, ma la voce di tanti è un tuono che nessuno può ignorare.
Vivere dignitosamente è un diritto.

Messaggio di Papa Francesco:

Mangiate quello che volete a Pasqua, il sacrificio non è nello stomaco, ma nel cuore.

Si astengono dal mangiare carne, ma non parlano con i loro fratelli o familiari, non vanno a trovare i loro genitori o li pesa curare, non condividono il loro cibo con i bisognosi, vietano ai loro figli di vedere il loro papà, vietano ai nonni di vedere i loro nipoti, criticano la vita degli altri, picchiano la moglie, ecc.. Un buon arrosto o uno stufato di carne non ti renderà una persona cattiva, come nemmeno un filetto di pesce ti renderà santo.
Meglio cercare di avere una relazione più profonda con Dio attraverso un trattamento migliore con il prossimo
Siamo meno superbi e più umili di cuore.
PAPA FRANCESCO

La Casta inutile

Dentro i palazzi del potere in questi anni si sono stratificate tantissime posizioni di potere e altrettanti privilegi.
I burocrati e la filiera di addetti che li affiancano a ogni livello sono inamovibili ed eterni. E non vale neppure il discorso delle competenze. Certamente molti alti funzionari pubblici sono tecnici di buono o ottimo livello. Ma in nessuna azienda privata otterrebbero un trattamento economico così elevato, unito alla garanzia assoluta del mantenimento del posto di lavoro e del livello salariale qualunque cosa accada. A ciò si aggiunga poi il fatto che per una sorta di equa ripartizione dei privilegi i trattamenti di favore nei palazzi del potere non sono quasi mai un’esclusiva dei vertici ma, a cascata e in modo proporzionale, vengono estesi a tutti i livelli, dai quadri fino agli uscieri. Un modo, anche questo per cementare il consenso e il senso di appartenenza al palazzo e alla casta.
Quanto ci vorrà per sgretolare questa diffusa rete di privilegi?