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I GIACIMENTI DEL GUSTO

“I giacimenti del gusto e l’identità immateriale: il ruolo della cucina verghiana nella storia di Aci Trezza”

Oggi vi invito a percorre un viaggio nel tempo e nel gusto, in un luogo dove il mare non è solo paesaggio, ma è memoria liquida, e dove ogni piatto racconta una storia che affonda le radici nel mito, nella letteratura e nella fatica quotidiana degli uomini. Vi parlo di Aci Trezza.
Aci Trezza, caratteristico borgo marinaro della costa orientale della Sicilia, a pochi chilometri da Catania, è un luogo che ha ispirato Omero, Giovanni Verga e Luchino Visconti. 
È il paese dei Malavoglia, è la terra dei Ciclopi, è il porto dove ancora oggi, all’alba, i pescatori riparano le reti con tecniche immutate da secoli. Ma è anche, e forse soprattutto, un giacimento del gusto. Un deposito di sapori che non si trovano altrove, perché nascono da un incontro irripetibile tra lava, mare, vento e memoria.
Quando parlo di “giacimenti del gusto” non uso una metafora casuale. 
Infatti, ad Aci Trezza il gusto è stratificato, come le rocce vulcaniche dei Faraglioni. Ogni strato racconta un’epoca: gli antichi Greci che vedevano in quegli scogli i massi lanciati da Polifemo contro Ulisse; i pescatori che per secoli hanno tratto il sostentamento dal mare; i contadini che hanno coltivato limoni e pistacchi sulle pendici dell’Etna; e poi i letterati, i registi, i viaggiatori che hanno trasformato questo borgo in un’icona. Il cibo è il filo che tiene insieme tutte queste storie.
Cominciamo dal mare. Il mare di Aci Trezza  è il mare dello Stretto di Messina, un mare profondo, ricco di correnti, popolato da specie che altrove sono scomparse. Il re indiscusso di queste acque è il pesce spada. Ad Aci Trezza il pesce spada è, oggi,  un alimento – simbolo. È l’emblema della tradizione lavorativa su cui si fonda da secoli l’economia del villaggio. Le “spadare”, le imbarcazioni storiche con cui i pescatori “trezzoti” solcano le onde all’alba, sono ancora oggi il cuore pulsante del porto. E ogni anno, a giugno e luglio, la Sagra del Pesce Spada celebra questo legame con una festa che compie ormai più di trent’anni. 

E poi ci sono i sapori dimenticati. Ad Aci Trezza, come in tutta la Sicilia, la memoria del mare non è fatta solo di pesce spada. È fatta anche di quelle specie che un tempo sfamavano i pescatori e che oggi rischiano di scomparire dalle tavole. 
Parlo del pesce “negletto”, ovvero il pesce povero, quello che viene definito “trascurato, non preso in considerazione”. Talvolta ad Aci Trezza, vengono organizzati eventi per riscoprire questi pesci “dimenticati”, riattivando così la memoria marinara attraverso storie di pescatori e cucina domestica. Ecco, questo è un “giacimento del gusto”: non solo ciò che si mangia, ma ciò che si ricorda di aver mangiato.

Ma Aci Trezza non è solo mare. La terra che circonda il borgo, le pendici dell’Etna, è altrettanto generosa. I limoni, gli agrumi, i pistacchi, le olive, i formaggi, i salumi: sono tutti prodotti che compaiono nelle cucine “trezzote” e che raccontano una Sicilia contadina accanto a quella marinara. E poi c’è il pane. Il pane cunzato, una pagnotta croccante farcita con acciughe, pomodori e caciocavallo locale, questo è un cibo che i turisti non conoscono, è il cibo per chi vive in questo luogo. Ed è proprio per questo che sa di memoria.

E arriviamo alla letteratura. Perché ad Aci Trezza il cibo non è mai solo cibo. È letteratura. Giovanni Verga, ne I Malavoglia, racconta la vita di questa famiglia di pescatori con una precisione che è anche gastronomica. 
I pasti dei Malavoglia sono fatti di pane raffermo, verdure, pesci quasi da buttare. 
È una cucina povera, di sopravvivenza, fatta di ingredienti umili come fave, cipolle, pesce azzurro, olio d’oliva. Ma è proprio in questa povertà che risiede la sua ricchezza. Quegli alimenti, infatti, rappresentano oggi dei veri e propri “fossili viventi”, ricette antichissime che il tempo non ha scalfito. 
In un mondo che cambia, la cucina resta un ancoraggio all’identità.

 Mangiare la zuppa di fave, il pane con le cipolle, le acciughe sotto sale, significa ribadire la propria appartenenza ad una comunità, ad una storia, ad un modo di vivere che è minacciato dall’esterno. Sono cibi-simbolo di una cultura che resiste al cambiamento e all’omologazione e che oggi riscopriamo come patrimonio. 
Ed è  proprio da questa consapevolezza che nasce “Itinerari del gusto della riviera dei Ciclopi”, un evento che  anima il borgo di Aci Trezza celebrando il legame tra l’opera di Verga e le eccellenze enogastronomiche locali. L’evento trasforma la memoria storica in un volano per il turismo e l’economia del territorio, valorizzando quei prodotti “poveri” che un tempo sfamavano i pescatori di Padron ‘Ntoni e che oggi vengono riscoperti per le loro proprietà. 

La biodiversità sensoriale

La biodiversità sensoriale è un concetto che fa riferimento alla varietà di stimoli sensoriali che possiamo sperimentare attraverso i nostri cinque sensi: vista, udito, tatto, olfatto e gusto.
In un ambiente con un’alta biodiversità sensoriale, ci sono più opportunità di interagire con il mondo che ci circonda in modo ricco e significativo. Questo può avvenire attraverso:

  • La varietà di elementi naturali: diverse specie di piante, animali, rocce, minerali, corsi d’acqua, ecc.
  • Paesaggi diversi: foreste, montagne, fiumi, prati, mari, ecc.
  • Cambiamenti stagionali: la natura si trasforma durante l’anno, offrendo esperienze sensoriali sempre nuove.
  • Presenza di esseri viventi: animali, insetti, uccelli, piante, ecc.
  • Fenomeni naturali: pioggia, vento, sole, neve, ecc.
    La biodiversità sensoriale è importante per diversi motivi:
  • Sviluppo cognitivo: i bambini che crescono in ambienti sensorialmente ricchi hanno maggiori probabilità di sviluppare migliori capacità cognitive, come la memoria, l’attenzione e la creatività.
  • Benessere fisico: trascorrere del tempo nella natura è associato a una serie di benefici per la salute fisica, come la riduzione dello stress, la diminuzione della pressione sanguigna e il rafforzamento del sistema immunitario.
  • Connessione con la natura: la biodiversità sensoriale ci aiuta a sviluppare un senso di connessione con il mondo naturale, il che può portare a un maggiore apprezzamento per l’ambiente e a un impegno per la sua conservazione.
    Esistono molti modi per aumentare la biodiversità sensoriale nella nostra vita quotidiana:
  • Trascorrere del tempo all’aperto: fare passeggiate, escursioni, andare in bicicletta, giocare nei parchi, ecc.
  • Visitare giardini, orti botanici e altre aree naturali.
  • Creare spazi verdi nelle nostre case e nei nostri cortili.
  • Prestare attenzione ai dettagli sensoriali del mondo che ci circonda.
  • Mangiare cibi freschi e di stagione.
  • Ascoltare i suoni della natura.
  • Creare opere d’arte ispirate alla natura.
    La biodiversità sensoriale è un bene prezioso che dovremmo tutti cercare di proteggere e valorizzare.
    Per approfondire:
  • https://www.greenme.it/tag/giardino/
  • https://www.treccani.it/enciclopedia/biodiversita_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  • https://www.wwf.it/specie-e-habitat/

CHEF SOMMELIER

Corso di Chef Sommelier
Iscrivetevi alla nostra associazione e una volta formati potete raggiungere i Vostri Obiettivi lavorativi:
avete la possibilità di aggiornarvi o di apprendere un mestiere in tutti i suoi aspetti sia teorici che pratici.
al termine del corso sarete inserito nella sezione Chef Sommelier per eventuali offerte di lavoro da parte del settore.

Lo Chef Sommelier è addetto alla preparazione dei pasti e all’abbinamento cibo vino. Deve saper preparare la giusta ricetta da adattare ad un specifico vino per ottenere il giusto equilibrio e la giusta armonia.

OBIETTIVI DEL CORSO
Il corso di Chef Sommelier ha l’obiettivo di offrire al corsista le nozioni e le tecniche necessarie per diventare una figura professionale di spiccate doti tecniche, finalizzata ad essere il responsabile dell’abbinamento cibo vino. Si dovrà occupare quindi della realizzazione di una ricetta da abbinare in base alle caratteristiche organolettiche e alle indicazioni del mercato e del cliente. Inoltre provvederà in prima persona alla messa in opera di una ricetta, gestendo tutta la realizzazione fino alla consegna finale.
Pertanto la formazione dello Chef Sommelier, spazia dal lavoro in cucina, alla semplice, ma non secondaria importanza, degustazione dei prodotti vitivinicoli che dovrà poi abbinare alla pietanza per mantenere alti gli standard qualitativi.

CORSI PER ADDETTI ALLA RISTORAZIONE

Degustare un cibo o un vino significa utilizzare pienamente i nostri organi di senso in modo libero e attento.
Quando si entra in un ristorante, spesso nella scelta dei vini, il cameriere propone un vino, bianco rosato o rosso.

Il consumatore non è stimolato a consumare un vino da abbinare al cibo scelto e alla fine è costretto a bere del vino nettamente in contrasto con la pietanza da lui ordinata.

È importante oggi, più che mai, migliorare la cultura al consumo del vino.

Nella scelta del vino da abbinare al cibo si deve tenere presente di alcuni fattori fondamentali.

Il vino deve essere sempre all’altezza del piatto, in modo da esaltare con armonia il gusto del cibo.

Nella scelta dell’abbinamento occorre conoscere le caratteristiche organolettiche del vino, gli ingredienti che compongono la pietanza e il condimento.

A tutti coloro che non hanno, fino adesso, avuto l’occasione di attenzionare le reazioni provocate da un giusto abbinamento si consiglia di accostarsi sempre di più al mondo enogastronomico per valorizzare con piacere l’arte dello stare in tavola.
CORSO DI TECNICA DI DEGUSTAZIONE

analisi sensoriale e tecnica di degustazione, 

tecniche di vinificazione, vini speciali e distillati,

tecnica di servizio, il bicchiere giusto

Tutela legislazione, lettura etichetta del vino,
Abbinamento cibo vino.